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07/01/2013: ITALIA

Armi: il gioco delle cifre

Misna

Le autorizzazioni all'esportazione (licences) comunicate dall'Italia all'UE sono ovviamente identiche (comprese le coproduzioni) a quelle riportate nell'ultima Relazione della Presidenza del Consiglio del maggio scorso.
Come il governo Berlusconi, anche il governo Monti ha però scelto di segnalare all'UE solo i totali delle consegne (exports) di materiali militari ai singoli paesi senza riportarne la specifica tipologia: una scelta che non favorisce certo la trasparenza.
Ma soprattutto, come lo scorso anno, anche quest'anno le cifre tra il Rapporto nazionale al Parlamento italiano e quelle della Relazione all'UE non corrispondono.
Mentre, infatti, il Rapporto ufficiale della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di armamenti italiani riporta come "operazioni di esportazione effettuate" (cioè le consegne) un valore di oltre 2664 milioni di euro, il governo italiano ha segnalato all'UE esportazioni effettuate (exports) per soli 1022 milioni di euro, cioè meno della metà. In precedenza - cioè fino a due anni fa - le cifre erano perfettamente identiche anche perché, trattandosi di materiali già consegnati e registrati dall'Agenzia delle Dogane, non dovrebbero esserci disparità nei dati delle due Relazioni.
Che invece ci sono.
Un mistero? Non proprio.
La cifra segnalata dall'Italia all'UE non è casuale.
Corrisponde infatti quasi perfettamente alle esportazioni di "armi e munizioni" (a prevalente uso civile e sportivo e quindi non militare) che si possono ritrovare nel database dell'Istat sul commercio estero: alla categoria SH 93, infatti, l'Istat riporta per il 2011 un'esportazione mondiale di armi (comprese le civili) dall'Italia per 1.026.518.518 euro, e la Relazione all'UE ne segnala (di militari) per 1.022.662.340 euro.
La corrispondenza delle cifre tra Istat (armi civili) e relazione all'UE (armi militari) è quasi perfetta per quanto riguarda alcuni paesi destinatari ai quali - secondo la voluminosa relazione governativa consegnata al Parlamento lo scorso maggio - l'Italia non avrebbe esportato armi nel 2011: a cominciare da alcuni paesi sotto embargo come Afghanistan (94.000 euro), Bielorussia (1.183.387 euro), Cina (1.933.442 euro) e Libano (2.125.962 euro).
Anche in altri casi, le cifre sulle consegne corrispondono quasi perfettamente tra Istat (armi soprattutto civili) e Relazione UE (armi militari) ma divergono ampiamente dalla Relazione ufficiale consegnata al Parlamento: è il caso di Algeria (solo 8,6 milioni di euro segnalati all'UE a fronte degli oltre 82 milioni di euro di consegne riportati nella Relazione al parlamento), Arabia Saudita (solo 9,9 milioni di euro mentre la Relazione governativa ne riporta per oltre 142 milioni), Emirati Arabi Uniti (16 milioni di euro, la Relazione governativa riporta invece oltre 56 milioni), Marocco (solo 6,1 milioni di euro, ma per la Relazione governativa sono oltre 55 milioni), India (solo 30 milioni di euro, nella Relazione governativa sono quasi 217 milioni di euro), Pakistan (122 milioni mentre la Relazione ne riporta solo 116 milioni), Russia (ben 20,6 milioni di euro a fronte dei soli 2,8 milioni riportati nella Relazione governativa) e Turkmenistan (solo 5,2 milioni a fronte degli oltre 82,7 milioni di euro scritti nella Relazione governativa italiana).
Figurano nella Relazione all'UE esportazioni italiane di armi anche alla Repubblica di Moldavia (319.668 euro) e alla Santa Sede (1.840 euro, probabilmente un po' di cartucce per le mitragliette della guardia vaticana) di cui ovviamente non c'è traccia nella Relazione governativa. Riassumendo, delle due l'una: 1) le esportazioni di armi riportate dall'Istat per "armi a uso civile, per la difesa personale, per lo sport e la caccia" riguardano di fatto anche le "armi ad uso militare" e allora come tali andrebbero debitamente tutte riportate dal governo anche nella Relazione ufficiale al Parlamento italiano (nella quale invece non c'è traccia di queste armi); 2) i funzionari del governo sono degli assoluti incompetenti e hanno fatto confusione tra "armi civili" e "armi militari". C'è ovviamente anche una terza ipotesi ma è alquanto sgradevole: quella, cioè, che qualche funzionario governativo abbia volutamente truccato le cifre.
In qualsiasi caso, gli ultimi due governi italiani (Berlusconi e Monti) appaiono molto simili riguardo alla comunicazione sull'export di armi: non segnalando all'UE le specifiche tipologie nelle consegne di armamenti hanno entrambi mantenuto un prudente riserbo sui sistemi d'arma effettivamente esportati dall'Italia. Inoltre, comunicando solo le cifre totali - che somigliano ai dati Istat - hanno offerto al pubblico un dato plausibile (ma qualche maligno direbbe "ingannevole") che può avere un qualche riscontro documentale.
Così facendo hanno comunque entrambi evitato di esporsi a interrogativi imbarazzanti: se, infatti, si fossero comunicati all'UE gli effettivi 2664 milioni di euro di consegne di materiali militari e la loro tipologia, l'Italia sarebbe balzata all'occhio per essere (come di fatto è) il secondo paese europeo per esportazioni effettive di armi, dopo la Francia (3.647 milioni di euro) ma prima della Spagna (2.431 milioni di euro) e soprattutto della Germania (secondo il rapporto del Bundesministerium für Wirtschaft und Tecnologie le armi tedesche esportate nel 2011 avrebbero un valore di circa 1285 milioni.
Come detto, mancano anche i dati del Regno Unito, ma i governi di Downing Street non fanno certo dell'europeismo il proprio vessillo.
Nel frattempo, il governo Monti ha rassegnato le dimissioni: è però tuttora in carica per gli affari correnti.
Ci auguriamo perciò che non voglia mancare di darci qualche spiegazione sulle stranezze delle cifre italiane riportate nella Relazione ufficiale all'Unione Europea sulle esportazioni di materiali militari.
Ne va, per quel che conta, della sua credibilità di "governo dei tecnici". (Giorgio Beretta)

TRATTO DA BANGLANEWS



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